L'Italia torna al nucleare: la legge delega ha passato il Senato
Il 23 settembre il Senato ha approvato in via definitiva la legge che riapre la strada all'energia nucleare, quasi quattro decenni dopo il referendum che chiuse le centrali del Paese. La legge ammette solo piccoli reattori modulari, e il governo promette i decreti attuativi entro la fine del 2026 e i primi impianti verso il 2033–2034.
Redazione EuroEnergy · Italia · 1 min di lettura · aggiornato il 29 set 2026
L'Italia ha compiuto il passo legislativo di ritorno verso l'energia nucleare. Il Senato ha approvato il 23 settembre la legge delega che autorizza il governo a scrivere, tramite decreti, le regole del ritorno dell'atomo nel mix energetico. La Camera dei Deputati aveva votato il testo a giugno.
Solo reattori piccoli. La legge esclude esplicitamente le grandi centrali tradizionali: in Italia potranno essere installati solo reattori modulari di piccole dimensioni, gli SMR, con potenze in genere sotto i 300 MW — una tecnologia ancora in fase di sviluppo, senza esemplari commerciali in funzione in Europa.
Il calendario promesso. I decreti attuativi, che decideranno l'autorità di sicurezza, il regime dei rifiuti e i criteri di localizzazione, dovranno arrivare entro la fine del 2026. Il governo stima che i primi impianti potrebbero produrre verso il 2033–2034 — un orizzonte che molti esperti considerano ottimista.
L'ombra dei referendum. Gli italiani hanno respinto il nucleare due volte con il voto popolare, nel 1987, dopo Chernobyl, e nel 2011, dopo Fukushima. La nuova legge non può cancellare questa storia: l'opposizione ha già annunciato che chiederà un nuovo referendum, e i sondaggi mostrano un Paese diviso.
Chi costruirebbe. Tra i candidati c'è Newcleo, la società fondata dal fisico italiano Stefano Buono, che sviluppa reattori raffreddati al piombo e lavora a infrastrutture sperimentali al centro ENEA del Brasimone. Per una coincidenza di calendario, Newcleo ha debuttato al Nasdaq il 22 settembre — un giorno prima del voto finale del Senato.
La struttura del parco di produzione dell'Italia, com'è oggi, sulla pagina del Paese.
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