29 set 2026

Il 15% della corrente italiana arriva da oltre confine

L'Italia resta il più grande importatore di elettricità d'Europa: nel 2025 il saldo degli scambi con l'estero ha coperto il 15,1% della domanda, con Svizzera e Francia come fornitori principali — il 43,1% e il 41,6% dei flussi in entrata. La dipendenza ha il vantaggio del prezzo francese a buon mercato, ma lega la sicurezza del sistema a sette frontiere.

Redazione EuroEnergy · 1 min di lettura

Stâlpi de înaltă tensiune
Foto: Norbert Utz · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Pochi Paesi europei dipendono dai vicini per la corrente quanto l'Italia. Nel 2025 il saldo degli scambi con l'estero ha coperto il 15,1% della domanda elettrica nazionale, dopo il 16,3% del 2024 — di gran lunga la quota più alta tra le grandi economie del continente.

Da dove arriva la corrente. Due frontiere fanno il grosso: la Svizzera, con il 43,1% dei flussi in entrata, e la Francia, con il 41,6%. Il resto si divide tra Montenegro, Austria, Grecia e Slovenia, ciascuno con il 3–6%. In totale l'Italia ha sette direzioni di importazione — tra le più numerose d'Europa — dalle linee alpine ai cavi sottomarini verso i Balcani e la Grecia.

Perché importa così tanto. È, prima di tutto, semplice aritmetica: il nucleare francese produce in modo costante e a poco prezzo, mentre le centrali italiane a gas sono care. Comprare dai vicini abbassa la bolletta nazionale — ma espone il sistema a ciò che accade altrove: un inverno difficile per i reattori francesi o lavori sulle linee svizzere si sentono subito nel prezzo italiano.

La direzione è più interconnessione, non meno. Terna lavora al rafforzamento dei collegamenti esistenti e studia nuovi corridoi, anche verso il sud del Mediterraneo; in parallelo, i cavi interni — Tyrrhenian Link, Adriatic Link — devono fare spazio alle rinnovabili del Sud, perché l'import non resti l'unica valvola del Nord industriale.

I flussi dell'Italia con tutti i vicini, in tempo reale, sulla mappa dell'Europa.

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