Il carbone italiano non muore: va in riserva fredda fino al 2038

Enel ha spento definitivamente, nella notte del 31 dicembre 2025, i generatori a carbone di Brindisi e Civitavecchia — ma il governo ha deciso che le centrali restino conservate, riattivabili in caso di crisi, e il Parlamento ha spostato il termine ultimo dell'uscita dal carbone addirittura al 2038. La riaccensione richiederebbe però nuove autorizzazioni ambientali, con anni di procedure.

Redazione EuroEnergy · Italia · 1 min di lettura

Centrala pe cărbune de la Civitavecchia
Foto: Blackcat · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Sulla carta, l'Italia continentale ha bruciato l'ultimo carbone per l'elettricità la notte di Capodanno: alla mezzanotte del 31 dicembre 2025 Enel ha spento definitivamente i generatori delle grandi centrali di Brindisi, in Puglia, e di Civitavecchia, vicino a Roma. Nella realtà, l'addio si è trasformato in un fidanzamento prolungato.

La riserva fredda. Il governo ha deciso che le centrali non vengano smantellate, ma tenute in conservazione a freddo: inattive, ma mantenute in modo da poter essere riavviate in caso di grave crisi energetica. Un emendamento della Lega al decreto energia, votato a marzo, ha spostato il termine ultimo dell'uscita dal carbone al 31 dicembre 2038.

L'ostacolo giuridico. Dal 1° gennaio 2026 Brindisi e Civitavecchia non sono più autorizzate a bruciare carbone. Una riaccensione reale richiederebbe nuove autorizzazioni integrate ambientali — procedure di anni, con opposizione locale garantita. I critici notano il paradosso: una riserva d'emergenza che all'emergenza non potrebbe partire.

Chi paga la conservazione. Le analisi della stampa specializzata mettono in dubbio il rapporto costi-benefici: la manutenzione di colossi fermi, il personale minimo, le imposte — tutto per una capacità che il sistema non chiama seriamente da anni. La Sardegna, con le sue centrali, ha comunque un altro calendario, legato al Tyrrhenian Link.

Cosa significa per il mix. Il carbone copriva negli ultimi anni solo pochi punti percentuali della produzione italiana; il vuoto l'hanno assorbito il gas e le rinnovabili. Simbolicamente, però, l'Italia ha rinviato di 13 anni l'addio ufficiale al combustibile più sporco.

Il mix di produzione dell'Italia, aggiornato, sulla pagina del Paese.

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